Il plauso di oggi va al ragazzo spettinato e corpulento che, maglietta rossa e capello arruffato, d'un tratto si alza in piedi maestoso e alla domanda "ci sono domande?" si lancia nella domanda della vita. Si schiarisce la voce e chiede, con voce ferma e fare da rappresentante di istituto, a Marco Travaglio in persona spalmato su una poltroncina in pelle nel settore arte della Felrinelli di piazza CLN, com'è che si potrebbe fare, pur lui non conoscendo nessuno - e tenendo in particolar modo a precisarlo - che avesse espresso volontà di votare quel dart fener lì (cito testualmente), a persuadere i giovani a non disertare le urne. Ma un plauso ancora maggiore va a colui che su quella poltroncina era spalmato, e cioè quel maestro di misurata ironia che è il travaglione nazionale. Il giornalista dagli inarrivabili tempi comici, l'enciclopedismo fatto persona. Insomma, lui.
Certo, avrei voluto con tutta me stessa alzarmi in piedi e, brandendo un colbacco, chiedergli con tanto di occhio strabuzzato come fosse possibile che non potesse dirsi comunista, all'incirca così:
Però vabè, alla fine ho preferito di no.